VALORIZZA LE TUE CICATRICI

È DALLE CREPE O DALLE FERITE CHE ENTRA LA LUCE:

IL BEL MESSAGGIO DEL KINTSUGI - PARTE PRIMA


In Giappone, quando un oggetto si rompe, viene riparato riempiendone le crepe con dell’oro al posto della colla. Questa tecnica è chiamata Kintsugi che significa letteralmente “riparare con l’oro”. Ogni crepa, anziché venire nascosta, è messa ben in evidenza e valorizzata. In quella cultura si crede infatti che, quando qualcosa ha subito una ferita e ha una storia, diventa più bello.


Ecco che l’arte del Kintsugi diventa una metafora per la vita. Questa filosofia infatti non si applica solo agli oggetti, ma anche alle persone, quando si sentono in qualche modo “a pezzi”. Come la rottura di un oggetto non ne rappresenta la fine e le sue fratture diventano trame preziose, così il Kintsugi ci insegna ad esaltare le nostre ferite, come punti di forza. È l’essenza della resilienza ossia la capacità di rialzarsi sempre e andare avanti nella vita, nonostante gli ostacoli. La perfezione non esiste ed è dalle sconfitte e dall’imperfezione che si vede la bellezza, nello stesso modo in cui l’oro impreziosisce i vasi rotti.


Il processo di Kintsugi è molto lungo. Si divide in fasi e necessita di molta calma, precisione e pazienza. Gli stadi della filosofia Kintsugi sono riassumibili in:

- rottura di un oggetto

- assemblamento, ossia raccogliere tutti i pezzi, per poterli unire di nuovo

- riparazione versando l’oro nelle crepe

- Attendere che la colla e la vernice aderiscano ai cocci di un vaso

- esaltazione dell’oggetto, che una volta riparato, è più bello di prima


Come possiamo applicare tutto ciò nella vita per ripartire dalle ferite e dalle cicatrici per rinascere, e imparare ad accettare e apprezzare le imperfezioni? Il percorso, alle volte, richiede tempo e bisogna avere pazienza mentre si attraversano tutte le fasi. Dopo un’esperienza dolorosa, che può essere fisica o emotiva, è fondamentale decidere di raccogliere i pezzi. L’importante è non nascondere la sofferenza e le ferite, non cercare di evitarle, non lottare contro di esse, non prenderle nemmeno a scusa per autocommiserarci o assumere il ruolo della vittima, non sentirci “irrimediabilmente rotti”. Riconosciamole piuttosto, accettiamole come parte del nostro cammino evolutivo e concediamoci il tempo e il modo per assorbire il dolore e integrare in noi i preziosi insegnamenti che esso ci porta. Il cambiamento e la riparazione non avvengono in un attimo.

Il passo successivo è assemblare: nella vita lo si fa identificando a livello conscio gli schemi mentali disfunzionali e i problemi ricorrenti nella propria vita. Per giungere alla trasformazione, bisogna dissolvere quello che ci sta bloccando a livello mentale ed emotivo, i messaggi negativi e le credenze riguardo noi stessi e alla vita, molto spesso dei programmi che inconsapevolmente guidano la nostra vita ma che spesso l’esperienza dolorosa fa affiorare a galla. Così facendo faremo spazio alla crescita, alle nostre migliori risorse, alla gratitudine e all’amore per noi stessi, a nuove opportunità e possibilità. Il cambiamento positivo avviene quando riusciamo ad accettare tutte le parti di noi, l’ombra e la luce, in modo da divenire integri. Una volta che le ferite saranno riparate saremo orgogliosi di chi siamo diventati grazie ad esse. Non saranno più cicatrici ma punti di forza dove entra la luce. Medaglie della vita che ci rendono onore, ci fanno risplendere ed essere la migliore versione di noi stessi, arricchiti di qualità importantissime come la consapevolezza, la resilienza, la determinazione, la compassione, l’empatia, l’autostima e molto altro.


Come cambierebbe la vostra vita se, invece di sentirvi “irrimediabilmente rotti” decideste di crescere attraverso le vostre esperienze dolorose, di valorizzare le vostre ferite, riempirle d'oro e convincervi che sono proprio queste che vi rendono esseri unici e preziosi?


Quando nella mia vita ho iniziato a fare questo, tutto è cambiato! In meglio. Sono diverse le ferite della mia vita in cui ora passa la luce, ma se non fosse per una in particolare, non sarei qui a scrivere questo articolo per l’Associazione Ricominciamo Insieme.


Nel prossimo articolo ve ne parlerò perché credo sia molto importante dare un esempio concreto di come portare l’insegnamento del kintsugi dalla mente ai muscoli, ovvero come metterlo in pratica nelle nostre vite. A prestissimo per la seconda parte, Mary Anne

'Expansion' sculpture by Paige Bradley


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