TESTIMONIANZE

Martin Messner

Era il 1999 quando decisi di uscire definitivamente dalla religione dei testimoni di Geova. Non è stato facile, in un minuto mi ritrovai solo, molto solo!

La solitudine però fu ampiamente ripagata dalla libertà vera, che non era certo quella che per anni hanno cercato di farmi credere.

Libertà di decidere cosa fare della mia vita senza dover render conto persino dei miei pensieri. Libero di scegliere chi frequentare dove andare e cosa fare,stupendo! Finalmente decisi per me stesso e dopo quasi trent’anni mi appropriai della mia identità.» – inizia così il racconto di Martin.

Lui si chiama Martin Messner ed ha 45 anni portati alla grande. Martin è cresciuto nel credo della religione dei testimoni di Geova, sì, cresciuto proprio negli anni in cui questa religione fece la sua comparsa in Italia con il risultato di destare grande interesse da parte di molti curiosi che studiando il libro «la verità che conduce alla vita eterna», scelsero di farsi battezzare per questa religione, fiduciosi e motivati di poter cambiare la loro vita.

Questo libro fece una vera e propria strage di discepoli negli anni sessanta/settanta, era un libricino blu, piccolo, o meglio tascabile fatto appunto per essere portato sempre con se.

Centottantanove, questo il totale delle pagine, con un contenuto forte e molto persuasivo che aveva il compito di convincere più persone possibili. In quel periodo storico e vuoto di valori e contenuti il libro ebbe sulla nostra società un impatto devastante riuscendo a convincere molti ad avvicinarsi a quello che in molti amano chiamare, «un abbraccio mortale».

«E infatti ci riuscii alla grande, anche con mia famiglia – continua con la sua storia Martin – dapprima iniziò mia Nonna paterna poi iniziarono mia Madre mio Padre e altri parenti, in pratica gran parte della mia famiglia divenne «Testimone di Geova». «E io? E io proprio perché nacqui in quella religione non potei far altro che subire quella scelta. Le conseguenze furono per me tremende».

«Le conseguenze di questa mia inconsapevole scelta, fatta da altri al mio posto, mi portarono ad un certo punto a dover trovare una via d’uscita da una realtà che ha segnato non poco la mia vita». Ma Martin riesce a trovare dopo anni di agonia la forza di uscirne, «piano piano tutto mi apparse più chiaro – spiega – giorno dopo giorno la mia mente si rafforzava e mi arrivavano dei segnali che mi facevano sentire dalla parte della ragione e non più del torto. Capivo che nei Testimoni di Geova c’era qualcosa che non andava».

Ma cosa ha spinto così tante persone in quegli anni ad avvicinarsi e addirittura a farsi battezzare nel nome dei testimoni di Geova? «Semplice – risponde lo stesso Martin – furono adescati con una promessa, la stessa che Dio fece al popolo ebraico, cioè la famosa terra promessa».

Gli esseri umani nella maggior parte dei casi non fanno niente per niente e quindi il premio è sempre gradito, questo lo impariamo sin da piccoli.

Questo metodo ha prodotto proseliti in tutto il mondo e persone di ogni età che spinti sia dalla fede in Dio che dalla famosa promessa hanno radicalmente cambiato la loro vita. «Io invece come tanti altri bambini nati cresciuti e indottrinati ho dovuto ubbidire e rispettare in modo oppressivo tutte le svariate regole che quella religione imponeva e che spesso erano molto forti, rigide, e che se non rispettate portavano a conseguenze drastiche come per esempio l’espulsione dagli stessi Testimoni di Geova».

Ma attenzione perchè qui viene il bello, l’espulsione da quella che viene ormai chiamata dal mondo intero «setta» porta a non pochi problemi sociali. «Da piccolo pensavo – racconta ancora Martin – ”ma perché quel fratello (così ci si chiama fratelli e sorelle) non viene più nella sala del regno?”(la sala del regno è la sede dove viene celebrata la messa; è paragonata alla chiesa nella religione cattolica).Il motivo? Era stato espulso, disassociato perché non aveva rispettato le regole»

COME USCIRE DAI TESTIMONI DI GEOVA – Ora se stai leggendo questo articolo e sei un testimone di Geova sai di cosa stò parlando, – spiega Martin – mentre per te che non conosci i retroscena della vita di un testimone di Geova questo articolo ha l’obbiettivo di far conoscere la verità su questa religione senza calunniare o degradare il loro credo. Invece per te che vuoi uscire da questa religione ma non hai ancora la forza e il coraggio qui troverai la mappa di come riuscirci indenne, e senza traumi, io ci sono già passato,sò come si fa e vedrai se seguirai i miei schemi e consigli ne uscirai a testa alta.

O ancora per te che hai un parente, un collega, un amico testimone e non riesci a capire certi suoi atteggiamenti io ti spiegherò tutto quello che c’è da sapere in merito. Questo è un breve un manuale per chiunque voglia aiutare gli altri o se stesso ad accettare, capire o uscire da uno stile di vita che spesso va contro la maggior parte delle persone.

LE UMILIAZIONI IN TENERA ETÀ – Ma iniziamo a comprendere questo stile di vita che caratterizza un testimone. Quando ero piccolo a scuola nell’ora di religione io dovevo uscire, ero praticamente esonerato su richiesta dei mie genitori, con la ovvia conseguenza che i miei compagni mi sfottevano e mi reputavano un diverso. Non potevo partecipare alle attività didattiche come per esempio l’organizzazione e la partecipazione degli eventi di Natale, Pasqua, Carnevale ecc ecc. Carnevale poi per me è sempre stato un dramma, vi immaginate tutti i mie compagni vestiti da indiani, fatine, poliziotti e io? Nulla, non mi era mai concesso. Era veramente dura da digerire, mi sono sentito molto emarginato e per un bambino di sette anni non è facile, per fortuna c’erano altri figli di testimoni nella mia scuola ma eravamo pochi.

L’ESCLUSIONE DALLO SPORT – Non parliamo poi dello sport, quello agonistico non si può fare ”è competizione” mi ripeteva mio padre, Dio non vuole la competizione. Vi lascio immaginare come un bambino di quell’età potesse sentirsi,pieno di voglia di fare, di entusiasmo che però doveva essere canalizzato solo e sempre nella religione. mi chiedevo spesso: «che cavolo di sport fosse se nessuno poi vince».

L’INDOTTRINAMENTO E LA PREDICAZIONE NELLE CASE – Facevo difficoltà a capire, ma dovevo farlo senza discutere e partecipare alle varie riunioni che si tenevano il Martedì con lo studio biblico di un libro durata un’ora, il Venerdì scuola di ministero teocratico durata un’ora e quarantacinque e la Domenica discorso pubblico con lo studio della Torre di Guardia durata due ore. Per non parlare della predicazione. Si doveva andare infatti per le case a portare la parola di Geova. Si imparava ad ubbidire alle leggi di Geova-Dio sia nella vita privata che in quella religiosa. Insomma una valanga di attività teocratiche, ovviamente teocratiche perché derivano da Teo se fossero Democratiche sarebbero dagli uomini ma visto che i testimoni di Geova osservano solo le regole di Geova Dio allora tutto rotea attorno alla Teo-crazia. In sala si parlava solo di ciò che Geova Dio volesse che noi facessimo,e ogni merito andava chiaramente a lui. Noi come persone non potevamo tenere in considerazione i nostri desideri ma solo quelli di Geova, quelli sì che erano giusti,indiscutibili dicevano.

LE PRIME DOMANDE, I PRIMI DUBBI – Il modo di vivere la mia vita in quel tempo era di fantasticare con la mente, di sognare praticamente ad occhi aperti,ecco lì in quei momenti entravo in contatto con me stesso. Mi chiedevo..”ma scusa tutto quello che faccio lo faccio con le mie forze, perché devo sempre dare merito a Geova e fare solo quello che Geova mi obbliga di fare?” Con il tempo,crescendo, gli scontri con i miei genitori e con gli anziani della congregazione dei Testimoni di Geova si fecero sempre più frequenti. (Gli anziani sono come i preti nella religione cattolica)persone alle quali si doveva raccontare ogni cosa,anche la più intima perchè era riservato solo a loro la decisione del giusto o sbagliato Per me il tutto diventava sempre più stretto portandomi a ribellarmi più e più volte. Con il tempo quindi mi feci la reputazione di un ribelle!Per chi non era testimone di Geova ero un diverso e per chi lo era la mia reputazione era di un ribelle…Mi venne quindi da chiedermi chi fossi veramente…….. Proprio in quel momento pensai che per essere accettato da entrambe le realtà dovessi fare una doppi vita.

UN BAMBINO CON DUE VITE PARALLELE – Pensate,con dieci anni gestivo due vite parallele,e mi riusciva tutto sommato anche bene,in sala del regno dei testimoni di Geova ero attento apparentemente dedito alle adunanze e alle attività teocratiche studiavo e pregavo ma quando ero con i miei compagni di scuola assumevo una modalità diversa,mi adattavo alle abitudini e agli atteggiamenti che non mi emarginassero troppo dal gruppo. I miei compagni sapevano benissimo che ero un testimone anche perché a volte la Domenica mattina suonavo al campanello della loro casa per portare la buona notizia predicando il regno di Dio Geova. Vi è mai capitato che qualche testimone vi abbia suonato alle nove di domenica mattina? Bene forse ero io in giacca, cravatta e borsetta con all’interno la Torre di guardia ed il libricino Svegliatevi. Svegliatevi da cosa poi…… dal sonno della notte?! Non era facile anche se facevo una doppia vita alcuni miei compagni mi sfotteva ugualmente. Quando andavo in sala poi,alle famose riunioni mi chiedevo:”come mai che i nuovi arrivati sono cosi entusiasti,così appassionati a tutto questo e io no? Cosa gli ha spinti ad avvicinarsi a questa religione?” Forse il fatto che stessero passando un brutto periodo, problemi di salute,di lavoro o problemi sentimentali, ”chissa” mi dissi, e io cosa avrei dovuto fare per trovare l’entusiasmo? Tra i testimoni convinti traspirava l’entusiasmo,l’amore fraterno,la compassione, l’unione, ma per molti come me che ci erano nati in quella religione queste sensazioni non le provava e quindi mi veniva difficile appassionarmi.

L’ATTRAZIONE VERSO LE OPPORTUNITÀ DEL MONDO – Cercai in tutti i modi di trovare gratificazioni nelle varie attività teocratiche, ma nulla!! Non mi veniva proprio, ero più attratto da ciò che il mondo offriva fuori da questa religione (cosi lo chiamano loro “il mondo” ”le persone del mondo”). Con il passare degli anni e l’avvicinarsi della pubertà iniziarono altri grossi problemi e potete immaginare quali…

IL PROBLEMA DELLA SESSUALITÀ – Tasto dolente per i testimoni,difatti la sessualità da parte loro viene vissuta in maniera molto diversa dal resto del mondo, ci sono molti limiti, infatti un adolescente non può assolutamente avere nessun rapporto amoroso con l’altro sesso, e nemmeno con se stesso,la masturbazione è vietata in quanto atto impuro, peccato che l’auto stimolazione genitale aiuta a conoscere il proprio corpo,una sana attività sessuale fa bene all’organismo e al cuore aumentando la serotonina che per chi non lo sapesse è l’ormone della felicità ma guai nel dirlo ai fratelli. Ora tornando alla sessualità di un adolescente, il fatto di non poter avere contatti fisici con l’alto sesso non era assolutamente facile per un ragazzo, quindi, pensai come poter fare per colmare quel vuoto. Anche se sapevo benissimo che lo sport non era concesso farlo io avevo scelto. Il pugilato! Il massimo del peccato, infatti più competitivo di quello cosa poteva esserci.

LA SFIDA – Mi allenai di nascosto. Quante ne dovetti raccontare ai miei genitori per nascondere che andavo addirittura agli incontri di Boxe. Il problema è che andavo forte, il mio Coach un giorno mi disse “Martin cosa vuoi fare?” diventare un professionista o restare qui ad allenarti solo per divertimento?” Gli risposi ”Coach io sono un testimone di Geova non posso diventare un professionista sinceramente non potrei nemmeno essere qui!” “Cosa??” disse lui “Sei un testimone di Geova?E come hai fatto a nascondere ai tuoi genitori di essere qui?” “L’ho fatto” risposi. Ma in coscienza non mi sentivo pulito,amavo tremendamente questo sport ma la mia coscienza di testimone me lo impediva, ecco che la sfida più importante che dovevo vincere in quel momento era dentro di me, purtroppo allora la religione vinse.”Peccato ragazzo,hai talento, vai forte” – mi disse. «Ero troppo giovane e non avevo abbastanza forza per mollare tutto e tutti ed affrontare la vita da solo senza i miei amici, i miei genitori,i miei parenti, mi sarei sentito abbandonato e solo».

Quindi dopo 3 lunghi giorni di meditazione cedetti lasciando la Boxe. Alla lunga non me lo sono mai perdonato, ne a me stesso ne ai miei genitori ne tantomeno a Geova, perché amavo profondamente quello sport che insegnava (come in tutti gli sport) disciplina, costanza e determinazione, tutte qualità che si studiavano anche in sala del regno, anche se mi veniva più facile applicarle fuori dalla religione.

LA CONSAPEVOLEZZA CHE QUALCOSA NON ANDAVA – Da quella rinuncia, man mano che il tempo passava, mi resi sempre più conto delle molte costrizioni e fui consapevole sin da subito che inseguendo il cuore avrei potuto fare grandi cose e che seguendo invece Geova la mia vita sarebbe stata segnata e zoppa per sempre.

Era l’esatto contrario di quello che inculcavano i testimoni di Geova,loro vietano di ascoltare il proprio cuore “Il cuore è ingannevole – dicevano – “solo seguendo le orme di Cristo e di suo padre Geova – Dio avrai la salvezza,sarai salvato dal malvagio. Il consiglio era sempre lo stesso: «allontanati dalla persone del mondo che non hanno i nostri principi e valori,” – così diceva sempre mio padre – e più lo facevo più diventavo isolato e represso. E allora pensavo al mio vecchio coach che in circa due anni mi aveva trasmesso così tanti principi e valori che però erano l’esatto contrario di quelli che predicava la religione di Geova. «Mollare quello sport fu per me la prima grande rinuncia della mia vita».

L’ARRIVO DELLA MAGGIORE ETÀ – Arrivò la maggiore età e dopo tre anni come apprendista metalmeccanico finalmente presi la patente, ma con essa arrivò anche la visita medica per la cosidetta «naia». La religione dei testimoni di Geova impone il rifiuto della naia con il conseguente anno da passare nel carcere militare. «Mi dissi “dai, forza, quest’anno di carcere sicuramente mi farà diventare un uomo”

Per un anno avrei potuto non andare in sala, cercai quindi sempre di vedere il lato positivo in tutto. Ma, purtroppo o per fortuna, il destino mi corse in contro, e visto che i nati nel 1971 eravamo in troppi fui esonerato.

IL LAVORO – Dovetti così trovare un altro metodo per evitare le adunanze nella sala del Regno.Da piccolo ero molto affascinato dai Camion giocattolo, quindi pensai di fare subito la patente del Camion e poi partire per l’Europa “E chi mi vede più poi?” – pensai – “Tanto non faccio nulla di male, gli anziani della sala del regno non possono dirmi nulla,anche Dio dice nella bibbia che chi non lavora non mangia!”(2°Tessalonicesi 3:6-12)

E quindi nel 1989 iniziai a fare il camionista, e fu li che capii ancora di più quello che stavo passando. Le moltissime ore passate da solo nel Camion in giro per l’Europa mi aiutarono a capire la bellezza del mondo e della cose, e quanto potevo imparare dalle persone diverse, già, perchè per i testimoni di Geova tutti gli altri sono «diversi». Grazie ai viaggi feci un sacco di esperienza, mi innamorai di questo lavoro, provai vera soddisfazione e gratificazione, esperienza che avevo provato solo quando facevo la boxe.

Ma i problemi purtroppo riapparivano come per magia nel poco tempo che passavo a casa dove mi veniva costantemente fatto notare quanto quel lavoro non fosse ideale, perchè mi distoglieva troppo da Geova.“Ci risiamo” – mi dissi – “ma è mai possibile che ogni cosa che io faccia ci debba sempre essere di mezzo Geova”

IL MATRIMONIO – Forse se mi sposo e metto su famiglia non avranno più nulla da dire pensai fra me e me. Forse, visto che il matrimonio è benedetto da Geova – Dio sarò nel giusto, pensai.

Quindi mi misi a cercare la moglie ideale,dove? Ma ovviamente tra i testimoni di Geova perché è assolutamente sconsigliato sposarsi con le altre persone del mondo, anche in questo caso prima viene Geova – Dio E poi il tuo cuore. Credetemi, cominciai a odiare quella religione, ma non riuscii ad uscirne e nel 1991 mi sposai con quella che credevo fosse la donna della mia vita, non so se fossi veramente innamorato, a 20 anni sei giovane, hai ancora bisogno di fare esperienze anche a livello sessuale.

Il matrimonio era come un regalo a scatola chiusa però,senza conoscerne il contenuto. Ed ecco che con il passare dei mesi e poi degli anni i problemi aumentarono anche nel matrimonio, le difficoltà di comprensione tra me e mia moglie si fecero sempre più frequenti. Cercai in tutti i modi di cercare di risolverli, stavo veramente male, mi sembrava di vivere un incubo. Qualsiasi cosa facessi non andava bene,i miei genitori continuavano la solita campagna inquisitoria nei miei confronti. “Il camion ti distoglie dalla religione”- mi dicevano gli anziani della congregazione – che continuavano a dirmi che l’unica soluzione per essere veramente felice non era seguire il cuore ma ubbidire rigorosamente alla legge di Geova – Dio, solo cosi – per loro – tutti i problemi sarebbero spariti.

IL FUOCO DEL NOSTRO CUORE – Io però non potevo non seguire il mio cuore,ero giovane pieno di vita,volevo fare esperienza, sbagliare, capire, provare e riprovare conoscere nuove persone perché con Geova mi sentivo in gabbia e controllato. Passarono gli anni e dentro di me c’era un fuoco sempre più forte,volevo decidere per me volevo gestire la mia vita solo come il mio cuore me l’ho trasmetteva. La domanda ricorrente era dove potessi trovare la forza,la giusta motivazione per uscire definitivamente da quella religione.

Le conseguenze sarebbero state drammatiche sapevo che avrei perso mia moglie,i miei genitori, parenti e amici. Sapevo bene che sarei rimasto completamente solo ed in un minuto avrei perso tutto, una vita. Ma cos’è tutto? Quale definizione diamo al tutto? Per me tutto significava decidere finalmente da solo, prendere finalmente in mano la mia vita.

Capii improvvisamente che ero io l’artefice del mio destino, e che solo io potevo scegliere e decidere della mia vita e fra due possibilità, rimanere o uscire per sempre.

LA FUGA DAI TESTIMONI DI GEOVA – Nell’anno 1999 mi separai da mia moglie decisi di aprire una partita iva e quindi diventare un imprenditore a tutti gli effetti, acquistai il mio primo camion e questo mi diede la forza di uscire finalmente dalla religione diventando così quello che chiamano un «disassociato».

Oggi come allora migliaia di Testimoni di Geova in tutto il mondo hanno le stesse difficoltà, non riescono e non sanno come fare per uscire da questa religione, o meglio non conoscono il modo per uscirne senza problemi, a testa alta, senza sentirsi sbagliati e nel torto, ascoltando il cuore per così costruirsi una nuova identità, una nuova vita priva finalmente di oppressioni senza controlli e di giudizi inquisitori detti solo per poterti controllare meglio.

COME USCIRE DALL’INCUBO – Per riuscirci ci vogliono le giuste motivazioni ci vuole metodo.Io lo conosco ci sono già passato e so come farlo nel migliore dei modi. Ci sono riuscito,mi sono ricostruito una nuova vita. Ho fatto le mie scelte che ho pagato a duro prezzo ma non ho mai mollato e oggi sono un uomo felice, sposato con due figli,sono un imprenditore di successo ma sopratutto orgoglioso e felice di aver aiutato e di aiutare altre persone nel fare la cosa giusta e cioè nell’ascoltare e seguire il proprio cuore.

È necessario focalizzarsi su di un obbiettivo che si vuole raggiungere, perché non esiste peggior marinaio che non conosca la rotta e la destinazione della propria nave.Ma ora voglio rivolgermi a chi ancora non ha la forza di scappare: «a volte amico caro dovrai cambiare un po’ il percorso, ma la meta,l’obiettivo tienilo sempre presente. Hai presente uno stormo di uccelli che migrano? «alcune volte cambiano il percorso ma sanno sempre dove vogliono arrivare» Ecco lo stesso lo dovremmo fare noi, avere le giuste motivazioni per raggiungere l’obbiettivo altrimenti non riusciremo mai a raggiungere la nostra meta e la nostra realizzazione.

Ora se lo desideri prenditi cura di te e con carta e penna scrivi: 3 motivi che ti spingono ad uscire dalla religione dei testimoni di Geova, poi scrivine altri 3 che ti spingono a restarci, quando avrai finito leggili non solo con gli occhi ma con ciò che di più prezioso e forte senti dentro di te,confrontali e capirai qual’è la tua strada.

Questo e un metodo per seguire il proprio cuore. Se ti va di seguirmi sarò ben felice di aiutarti ancora di più, io ci sono. Ora Martin Messner è felice e pieno di progetti da portare a termine, è innamorato e vive con la sua compagna da ormai 8 anni.

Prossimamente uscirà il suo libro, che parla di come riappropriarsi della propria vita seguendo il proprio cuore con libertà, coscienza e senza bisogno del giudizio di nessuno, già, perchè l’unico gudizio lo dobbiamo dare nei confronti di noi stessi. Con i suoi genitori ormai da oltre 15 anni i rapporti sono freddi, non hanno mai più pranzato insieme, mai fatto più nessuna attività di qualsiasi tipo insieme.

A volte la domenica i testimoni di Geova suonano ancora il suo campanello di casa, ma non vogliono parlare con lui ma con la sua compagna che tentano di convincere all’abbraccio mortale di Geova. Ma proprio in nome del rispetto di tutti, delle proprie scelte e la propria libertà di opinione entrambi rispondono che non sono interessati. Per Martin ormai loro sono solo il passato, solo un incubo dal quale è uscito per sempre, imparando a credere in Dio e nei suoi insegnamenti cristiani e cattolici.

Martin Messner ha deciso di mettersi in gioco pubblicando il suo nome e la sua foto per dare la dimostrazione che nessuno deve avere paura e che uscire dai Testimoni di Geova ed iniziare una nuova e serena vita è possibile. Ma il suo – ci ha spiegato – non è coraggio, ma solo la consapevolezza che aiutare gli altri a raggiungere i propri sogni sia uno dei doveri di tutti noi e della nostra società.

Anonimo

Mi chiamo Manuela,
sono stata testimone ca. 30 anni, non per scelta mia personale, ma catapultata dentro dalla scelta dei miei genitori all'età di sei anni.
Oggi genitore, capisco che a sei anni, iniziano molti nuovi percorsi, uno di questi,il più importante è il mondo dell' istruzione e tutto ciò che ci gira intorno.
Ambientarsi con in nuovi compagni, maestre e impegni scolastici non è stato facile, ma ancora più spigoloso è diventato dal momento che i miei genitori mi esonerarono  dall'ora di religione. Questo significava uscire dalla mia classe ed entrare in un'altra sezione. Perché? La domanda che mi ha accompagnato tutte le elementari è stata questa. Non sapendo rispondere, in quanto i miei genitori intraprendevano da poco questa scelta religiosa, anche da parte loro non ricevevo un adeguata giustificazione da dare ai miei sconosciuti compagni.
Così i bambini, se la diedero da soli una risposta. Probabilmente, dicevano, ha fatto qualcosa e la maestra si è arrabbiata.  Ogni settimana  ero "la cattiva bambina".
Non trovava risposta nemmeno il non andare a nessuna festicciola di compleanno, nessuna altra festa, nessun ritrovo con altri bambini (che non fossero tg) nessuna gita e nessuna pizza di fine anno.
I miei genitori iniziarono a insegnarmi che il tempo libero non si poteva usare per stare con persone che non erano della mia stessa religione in quanto loro mi avrebbero portato in una cattiva via e sarei morta anche io come tutti loro nel giorno del giudizio. Quindi non ero io la bambina cattiva!!!
Ogni Domenica, mio padre mi faceva lo studio, mi leggeva una storia biblica e poi mi faceva domande. Sinceramente, come anche a scuola, io non stavo attenta. Ero un po Alice nel paese delle meraviglie, distratta da tutto: dal sole che entrava in salotto, dai profumi che arrivavano del pasto domenicale, dalle chiacchiere dei miei fratellini..... NON sapevo rispondere alle domande di mio padre. Era un guaio. Arrivava una sberla, poi un'altra e insulti sul mio deficit. Mio padre nervoso e arrabbiato mi metteva in castigo ferma fino all'ora di pranzo. Mio padre che già, come sapevano tutti, aveva qualche problemino con alcool, e diventava un po violento, di sicuro non avrebbe avuto bisogno che gli anziani di quel tempo gli suggerivano  di usare la verga, perchè come dice la bibbia, questa, poteva aiutarlo nella mia disciplina.
Crescendo ho imparato ad ubbidire senza se e senza ma. I miei momenti liberi li passavo ad andare in predicazione, prepararmi per le adunanze. Mi è stato suggerito di non proseguire con gli studi in quanto non sarebbe servito a nulla nel nuovo mondo. Mentre era importante darsi da fare con la predicazione.  
All'età di 19 anni mi sono sposata. Suggerimento di non fare figli che poi è un casino con il tempo da dedicare alla predicazione, il tirarli su in questo mondo pieno di cose malvagie.
Quando mio marito diventa servitore di ministero inizia un nuovo incubo per me. Divento nuovamente "la bambina cattiva".
Adesso che mio marito prendeva questo incarico, non si poteva più tralasciare nulla al caso.
Dovevo diventare una moglie d'esempio.
Le mie ore di servizio erano ca. 8, ma non andava bene, dovevano raggiungere almeno la quota della media. Arrivata alle dodici richieste, non bastavano. Dovevo per lo meno fare la pioniera una o due volte l'anno, ca raggiungere le 30 ore mensili.
Anche il mio abbigliamento ad un certo punto non andava bene. Certo far contenti tutti stava iniziando a essere un miracolo.  
Le sorelle, di certo con una come me, non erano invitate a stare in mia compagnia, in quanto non abbastanza spirituale. Non rispondevo molto alle adunanze. Non raggiungevo grandi traguardi nelle ore di servizio .
Ogni fine adunanza mi aspettavo che mio marito mi dicesse cosa anche quel giorno non andasse bene o chi per caso non avessi salutato, così che nelle volte precedenti andassi subito a chiedere scusa per il mancato saluto, o perchè non avevo rispettato un appuntamento di servizio o chissà quale altro era successo.
Mio marito mi spiegò che non era importante se avevo o no ragione, si doveva chiedere scusa perchè chi si umilia sarà esaltato. ....(e poi se non lo facevo sgridavano lui perché non mi teneva sottomessa)
Arrivò il giorno che i miei genitori vennero disassociati, in quanto si lasciavano dopo un matrimonio non fiorito. Mi è stato imposto di limitare le visite, solo per casi urgenti. Non è stato facile, dato che era abitudine  vedere mia madre tutti i giorni.  Sono stata io a consigliare la separazione. Mi sono sentita in colpa. Era colpa mia che i miei  erano stati dissociati.
Mia madre mi disse: se fosse capitato a te io non mi comporterei come fai te, sei mia figlia.
Distruttivo è la parola che mi ha accompagnato. Piangevo molto nella mia solitudine. Sola nel mondo, in quanto non mi sono mai potuta fare degli amici, sola nella congregazione in quanto non ero abbastanza, di colpo anche orfana.
Nel 2011 viene al mondo mia figlia, nata alle 3,30.
Mio marito, dopo qualche ora di riposo, torna da me. Si siede  accanto nel letto, mi prende la mano e con un sorrisetto dolce mi dice: Amore adesso che siamo una famiglia, non sbagliare. Non farti prendere dalle emozioni faccendoi "vedere" la bambina a tua madre. Continua a stargli lontano.
Capisco che i miei dolori di parto non erano poi così terribili.
Io da quel giorno ho iniziato a farmi molte domande, sul giusto e sul sbagliato. Chi decide veramente se una cosa è sbagliata.
La mia piccola piangeva tantissimo, non dormiva mai se non 20 minuti alla volta e quindi stavo dando di matto. Mia madre veniva a portarmi la colazione e il pranzo come una puntualissima infermiera. Mi sistemava casa, mi portava al consultorio ogni settimana.
Purtroppo qualcuno se ne accorto e sono ricominciate le pressioni emotive. Mi iniziò a interessare meno e di nascosto stavo con mia madre, nuovamente come una volta pranzavo tutti i giorni con lei.
La mia partecipazione alle adunanze è calata vistosamente e in predicazione non ci andavo più.
 
Ad un certo punto devo essere operata di appendicite ormai in peritonite. Il dottore mi fa un bel discorso sul fatto che  probabilmente servirà una trasfusione di sangue e che se non acconsento, loro non possono garantirmi che andrà tutto bene. Anzi mi dice così: signora potrebbe morire.
Capisco tutto e la parola "morire" ha quasi un effetto benefico su di me. Prendo la penna e sottoscrivo: "Non accetto il sangue anche se questo potrà farmi cessare la vita, mi assumo ogni rischio".
Sono sincera, il mio pensiero è stato: finalmente è arrivato il mio momento. Sono stanca e sono felice.
I miei occhi si sono aperti. Il dottore mi dice che è andato tutto bene.
"no non era andata bene per niente" ero ancora qui. Una sorta di rabbia e tristezza mi ha pervaso. La mia testa ha iniziato a fare ragionamenti e pensieri che mai avrei voluto fare. Capisco che se una persona desidera morire qualcosa di sbagliato deve esserci.
Uso la bibbia. Parla di vita, che bisogna rispettarla, che è un dono. Di amare i genitori, di continuare a portare il giusto rispetto anche con i cappelli grigi. Dio è amore. Non trovo nulla sulle mille e mille regole
Impartite fino ad oggi. Le mie domande, anzi affermazioni danno fastidio.
Gli anziani mi fanno visita e con toni mai assunti, un po più aggressivi del solito, non più quelli falsamente mielosi, mi insultano come faceva mio padre.
Con tutta la mia calma, dico: Mi avete insegnato in tutti questi anni, che non sono Giusta, perché non riesco ad essere alla vostra altezza, ora io chiedo a voi e mi chiedo anche a me stessa, perchè devo continuare a vivere una vita di sacrifici ,umiliazioni gratuite, stress psicologico, se non sono degna di essere salvata da Dio e non vivrò con voi nel paradiso?
A questo punto cercherò di vivere questa vita, per quanto possa durare. Voglio vivere adesso.  Andrò a ballare. Indosserò jeans strappati e colorerò i capelli di rosa. Non indosserò più la gonna e spaccherò tutti i tacchi. Mia figlia non subirà umiliazioni a scuola per un credo religioso. A mia figlia insegnerò che è importante farsi amicizie, e che queste non si possono fare in base al colore della pelle o credo religioso. Cercherò di insegnarle ad usare la propria testa e di usare il libero arbitrio.
Dopo due giorni ricevo una telefonata da parte degli anziani che mi chiedono di raggiungerli per un comitato giudiziario. Mi dicono che devo andare. La mia risposta è stata se "DEVO" venire mi fate venire a prendere da una volante della polizia che con le manette mi condurranno a voi.
Il giorno seguente una nuova telefonata mi dice: sei stata disassociata perché ribelle.
Al momento sono stordita ma è stata la fine di una battaglia. Oggi a distanza di due anni sono felice. Sono serena. Non devo rispettare più nessun modello. Il modello sono io stessa. Non ho più doveri da rispettare.
Mi ricorderò per sempre quando subito dopo la mia dissociazione, alcune persone, vicini di casa che non avevo mai notato, o al supermercato altre persone che sinceramente non avevo fatto caso che erano sempre attorno a me, mi fermavano e mi dicevano: che cambiamento, come stai bene! Prima sembravi una suora e davi l'impressione di non essere avvicinabile.  Cosa hai fatto? Io rispondevo: i cappelli rosa mi fanno sorridere!
Ancora di più una domanda pervade il mio cervello: Perché se adesso sono dalla parte del mondo, quella sbagliata, sto bene, sono felice con tanta voglia di vivere?
Rimpianti si. Mi sono fatta rovinare quasi mezza vita. Non sono andata a scuola e quindi oggi non ho un lavoro che mi soddisfa. Ho perso i miei genitori quasi otto anni. Mi sarei potuta godere un po di più la mia giovinezza con le amiche rimandando un po gli impegni matrimoniali. Forse avrei potuto mettere al mondo un altro bambino.
Obiettivi: tanti. Vivere, vivere, vivere.

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Samuela Filippini

Ho 42 anni. Vivo a Mestre con marito, figlio e la nostra meravigliosa Ragdoll Barbie. Ho vissuto un paio d’ anni in Irlanda dopo il diploma e posso dire che quell’ esperienza mi ha salvato la vita dandomi nuovi orizzonti. Mi sento tuttora in viaggio... verso me stessa... e Forse il bello è non arrivare mai. Da ex testimone di Geova so cosa vuol dire subire il controllo mentale ed essere repressi. Ho rinnegato me stessa pensando di fare la cosa giusta ma non seguendo la mia coscienza ho annullato la mia identità. Ero sincera, credevo di cuore in tutto ciò che predicavo agli altri finché non ho sbattuto la testa contro la realtà, ho cominciato ad avere dubbi, fare domande ed essere considerata un nemico da eliminare piuttosto che una persona di valore da rispettare. Oggi non permetto a nessuno di sminuire la mia dignità. Non ho risposte facili a tutte le domande ma non mi permetto di sentirmi superiore agli altri. So di non sapere e non me ne vergogno. Non devo più essere perfetta ad ogni costo, non devo più fingere. La trasparenza è sempre stata la mia forza, nessuno può aver da ridire sulla mia sincerità d’ animo. Basterebbe astenersi dal giudizio Per vivere meglio e io lo consiglio vivamente a chi spreca tempo prezioso a puntare il dito contro gli altri invece di guardarsi dentro. Ho scritto la mia storia per poter lasciare andare tutta la sofferenza e trattenere le lezioni di vita. E soprattutto per poter aiutare altri, chiunque si senta in trappola deve sapere di non essere solo e di avere la possibilità di farcela. "Oggi sono io" disponibile su Youcanprint Per condividere con voi un messaggio di speranza

Anonimo

Buongiorno a tutti, innanzitutto desidero ringraziare il Presidente di questa Associazione conosciuto in circostanze fortuite, prima virtualmente e poi di persona; una grande brava persona che opera davvero per aiutare coloro caduti, per disperazione o fragilità personali, nelle gabbie mentali che vengono proposte da sette dalle false e fuorvianti filosofie. Esprimo la gratitudine a livello personale a tutta l'associazione per la grande opera che sta svolgendo a favore di tutti coloro che, appunto, desiderano "ricominciare" un percorso di vita diverso dal precedente; in poche parole voltare pagina. Riporto la mia testimoniamnza in maniera obiettiva e senza né critiche né giudizi dettati da "antiche emozioni" ma solo perchè possa essere di aiuto a chi ne vorrà far tesoro. Ho avuto una relazione di quasi 1 anno con un testimone di Geova che inevitabilmente, per il tipo di regole ossessive e castranti di una "setta", nonché ostracismo gratuito degli "anziani" , si è ritrovato a vivere una "doppia vita" negando la mia esistenza in quanto "controllato e spiato" dallo stesso gruppo "religioso"; gli stessi, non contenti di questo e approfittando dell'instabilità del soggetto, lo hanno in qualche modo circuito, con tanto di "processo" a porte chiuse, costringendolo a rivelare tutti i vissuti, compresi quelli personali ed intimi. Da un giorno all'altro ho visto letteralmente un "cambio di anima" fino al punto in cui, essendo io "una donna del mondo" come i Testimoni di Geova definiscono le persone fuori dalla loro setta, sono stata letteralmente lasciata dal soggetto in questione peraltro virtualmente e grazie a whatsapp e mails, non trovandomi presente in loco ma essendo occupata fuori Europa con il volontariato internazionale. Alla mia richiesta di una spiegazione rispetto a qualche eventuale mio comportamento sgradito per il quale fosse stata presa questa drastica ed insensata decisione la risposta è stata " perchè abbiamo un percorso diverso". La molla che fece scattare questo fu una vignetta "firmata testimoni di Geova" che mi venne spedita per whatsapp e dalla stessa capii quanto fosse stato grave il lavaggio del cervello subito. Pur rendendomi conto della mia impotenza ed impossibile ribellione al tutto, la persona in questione subiva una sorta di "scissione interiore" non da poco, un autentico e ben riuscito lavaggio del cervello che genera confusione in animi fragili. Attualmente mi vedo con questa persona senza sapere esattamente un possibile mio "ruolo" all'interno di una relazione che non ha più nulla se non da parte mia un grande senso di compassione verso l'altro e di comprensione rispetto alle gabbie mentali in cui è caduto, sapendo benissimo che finché non sarà la persona stessa a desiderare la sua libertà interiore, io non potrò fare nulla. Mentre la sua doppia vita continua alla grande...e nel clima repressivo del tutto, la ricerca di un personaggio femminile da parte sua è sempre più assennata. Ma come si fa a reprimere il nostro cuore? Io non ne sono mai stata capace. Viviamo la vita con le ali della libertà, solo così potremo davvero elevarci e non involverci per poter aiutare chi non ha ancora la consapevolezza del poter uscire dalle gabbie mentali che creano repressione e dipendenze pericolose. Innamoratevi della vita come desiderate viverla e sarete voi stessi con la pienezza del vostro essere.

Anonimo

La mia storia con i Testimoni di Geova risale sin dalla tenera età (a malapena ho ricevuto il battesimo cattolico). Purtroppo i miei genitori all'epoca si fecero abbindolare da questa setta satanica. La mia infanzia è stata assolutamente rovinata. Non sono mai stato un bambino normale, infatti non ho mai potuto festeggiare un compleanno, nè fare tutte le altre attività che i bambini fanno a Carnevale, Natale e così via. Le adunanze erano un incubo per me ed infatti venivo spesso portato nella stanzetta e picchiato. La mia infanzia è stata a suon di botte e di divieti. Anche la mia sfera sessuale è stata compromessa. (Non sono nato omosessuale ma lo sono diventato a causa della setta e ci metto la mano sul fuoco). Tutto ciò mi faceva star male psicologicamente e infatti all'asilo mi comportavo in maniera strana e mi ricordo che venivo messo quasi sempre in punizione. Alle elementari le cose peggiorarono. Fui portato anche da uno psicologo per i miei comportamenti bizzarri: non socializzavo affatto, vivevo in un mondo tutto mio etc. Fui descritto come un bambino malato di mente ma invece non ero io il malato, lo era l'ambiente settario che ero costretto a vivere. E le conseguenze disastrose dell'infanzia rovinata grazie alla setta, me le sono portate anche nel periodo adolescenziale e nell'età adulta. La buona notizia fu che i miei genitori, da accaniti e fanatici quali erano, divennero inattivi verso la fine del 2001 (già all'epoca nelle congregazioni regnavano il nepotismo, due pesi e due misure,  i gruppetti, gelosie, invidie, pettegolezzi, calunnie) . Successivamente sono ricaduto nella trappola dei Testimoni di Geova perché, nonostante le tremende sofferenze e tutto il male da loro subìto, credevo fermamente che fosse la vera religione, l'unica approvata da nostro Signore. Il lavaggio del cervello che ho subìto nell' infanzia ha fortemente condizionato la mia vita anche se per molto tempo non stavo più nella setta. Mi sono ritrovato ad un certo punto ad essere inadeguato sia all'interno della setta che al di fuori. Mi sono ritrovato schiacciato fra due poli e non lo auguro neanche al mio peggior nemico ciò. All'inizio della mia età adulta ho ripreso a rifrequentare la setta. All'inizio sembrava che le cose andassero per il verso giusto. Ma poi ci sono tanti segnali che mi hanno portato alla fuoriuscita definitiva da questa setta dopo 5 anni perché avevo una paura irrazionale di uscire. Dicevo:"ma se io esco dall'organizzazione che fine faccio? La mia vita finirà senz'altro. Sarò spacciato." Allontanandomi dalla setta, piano piano ho capito che le mie paure erano infondate.  La mia vita è iniziata dal momento della mia fuoriuscita dall'organizzazione. Ho capito di essere intelligente, di avere un valore, ho acquistato fiducia in me stesso, ho imparato tante altre cose e ne avrò tante altre da imparare. Non si smette mai di imparare. Iddio vi benedica!

Mary Anne

 Ciao sono Mary Anne, la vicepresidente dell’associazione Ricominciamo Insieme. Vi racconto di come sono entrata nella gabbia di una religione opprimente e di come ho trovato la chiave per uscirne… All’età di 17 anni ho iniziato a studiare con i Testimoni di Geova il libro Evoluzione o Creazione. Ero nel mezzo di una crisi adolescenziale e stavo cercando risposte sull’esistenza di Dio e sul perché della sofferenza nel mondo. Sognavo un mondo giusto e pacifico, avevo bisogno di punti di riferimento, avevo bisogno di sentire calore umano attorno a me, ed ecco che i Testimoni mi offrirono le loro “verità assolute” in un piatto d’argento. In realtà ci misi un po' a convincermi, e sull’esistenza di quel Dio padre punitivo e controllante, e sulla venuta di quel Nuovo Mondo così perfetto, e su certe dottrine, in particolare profezie e cronologia biblica. O meglio dire, non mi convinsi mai al cento per cento, era l’inizio inconsapevole di un grande conflitto interiore che i Testimoni mi dissero essere il normale conflitto che un cristiano sente quando fa la volontà di Dio e diventa quindi il bersaglio di Satana. Ora guardando indietro vedo una ragazzina ingenua e bisognosa d’amore che si battezzò a 20 anni, con tutta la famiglia contro, credendo di fare la cosa giusta perché voleva credere a quella promessa di un mondo perfetto, ma allo stesso tempo si vergognava di indentificarsi come una Testimone di Geova, si trascinava letteralmente in predicazione mentre sentiva già dentro di se una vocina che le diceva che stava insegnando cose di cui lei stessa non era convinta, mentre mal sopportava il disprezzo che riceveva dalle persone non credendo fino in fondo che le parole di Gesù “sarete perseguitati nel mio nome” potessero applicarsi a chi porta il nome di Geova. Era l’anno 1989, avevo appena preso la maturità al Liceo e mi dissero che sarebbe stato uno spreco andare all’Università visto che Armageddon (la fine di questo mondo malvagio e la venuta del nuovo mondo) sarebbe venuto entro il 2000 (vecchio intendimento generazione 1914) e che inoltre avrei potuto essere influenzata negativamente da quelli “del mondo” in un ambiente così pericoloso come l’Università. E così non mi iscrissi, attirandomi la rabbia dei miei genitori, l’incredulità dei miei professori e dei miei amici dai quali, mi allontanai per rispettare la separazione dal mondo. Iniziò un periodo molto duro economicamente ed emotivamente per l’opposizione dei miei genitori che decisero di non sostenermi più. La decisione di non andare all’Università e quindi di non seguire il mio sogno e la mia realizzazione mi pesava tantissimo tanto da sviluppare male fisico. Quell’anno fui ricoverata due volte in ospedale a causa di inspiegabili coliche renali e per qualche mese caddi in una brutta depressione. Lì ebbi la mia prima delusione: tutto quell’amore e quelle attenzioni che mi erano state mostrate prima del battesimo ora non c’erano più. Ma continuai ad andare avanti vedendole come “prove di fede”. Ben presto me ne andai dalla congregazione italiana dove mi sentivo un pesce fuor d’acqua e una pecorella smarrita che nessuno veniva a cercare e mi unii ad un gruppo inglese. Lì all’inizio mi sembrò di essere in una vera famiglia. Conobbi Roberto che sposai a 23 anni, totalmente ignara di chi ero e di cosa voleva dire stare in relazione con una persone ma le cose si facevano così e mi adeguai. Roberto diventò anziano di congregazione di lingua inglese (così vengono chiamati i pastori) dopo due mesi di matrimonio. A 27 anni si trovò a dover affrontare responsabilità e problematiche troppo grandi per un ragazzo di quell’età. La nostra vita era tutta dedicata alla congregazione, alla predicazione (che devo ammettere era più facile e soddisfacente nel territorio americano) tanto da non avere il tempo da dedicare a noi stessi e alla coppia. E così passarono i restanti 23 anni. Mio marito era costantemente impegnato in congregazione tra discorsi, visite pastorali, problematiche altrui, aiuto e sostegno pratico agli stranieri della congregazione. Io ero la moglie dell’anziano, costretta mio malgrado in quel ruolo in cui mi veniva detto che dovevo dare l’esempio. Mi sono sempre sentita non all’altezza di quel ruolo e non mi andava di fare la moglie perfetta e santarella, non mi andava di vestirmi come una “vecchietta”, di non potere essere ciò che ero veramente. Spesso ero dilaniata dai dubbi ma la moglie di un anziano non può permettersi di esprimerli con nessuno se non con il marito, il quale mi diceva che Geova mi apprezzava ancora di più perché lo seguivo nonostante il mio animo ribelle. In quei 23 anni posso dire che diedi tantissimo alla causa dei Testimoni di Geova. Ho dato amore ed ospitalità in abbondanza, la mia casa era sempre piena di persone per cene e feste, ospitalità a chi veniva a fare i discorsi e al sorvegliante viaggiante, a fratelli e sorelle stranieri in viaggio. Ho ospitato e accolto ragazzi e ragazze in crisi con la famiglia o con problemi economici ed emotivi. Ho fatto assistenza a chi stava male, a chi stava morendo. Ho aiutato nei traslochi, a pitturare case, a costruire sale del regno. Ho dato aiuto economico a chi era nel bisogno. Facevo chilometri e chilometri in macchina per andare a prendere persone interessate e fratelli e sorelle che vivevano lontano dalla congregazione e non avevano mezzi di trasporto. Ho sacrificato il mio matrimonio, la carriera scegliendo un lavoro part time che mi permettesse di dedicare il resto del tempo alle “cose spirituali”, ho rinunciato all’ istruzione che volevo, ad avere figli per il “Regno”, alle mie passioni, ai miei hobby. Eppure avevo sempre la sensazione di essere sbagliata, di essere diversa, di non essere parte del gruppo, di non fare abbastanza…finché il disagio diventò importante. Avevo dato così tanto eppure mi sentivo tremendamente sola! Non avevo un’amica con cui potessi confidarmi apertamente senza paura di essere giudicata male o diventare oggetto di discussione e pettegolezzo. Sentivo che nessuno mi conosceva veramente per ciò che ero, che stavo indossavo una maschera e che non mi sentivo libera di essere me stessa. C’era un qualcosa che non mi quadrava. Perché se avevo dato così tanto ricevevo così poco? Perché quando avevo bisogno io di un piccolo aiuto nessuno se ne accorgeva o dovevo chiede con molto imbarazzo? Perché se il fare le cose spirituali ci rende felici come dicevano, io mi sentivo spenta, in gabbia in una vita che non era la mia, destinata ad una vita senza amore, in un matrimonio infelice senza via d’uscita, senza vere amicizie perché tutte basate esclusivamente sulla condivisione di un progetto e non sull’apprezzare e accettare la persona per quello che veramente è? Perché quella coltre di ipocrisia, dove tutti nascondono le loro fragilità per indossare una maschera di perfezionismo che rende le persone fredde e insensibili tanto da pensare che basta leggere un versetto biblico a qualcuno e hai fatto il tuo dovere verso quella persona? Perché non potere esprimere il mio amore verso gli altri secondo i miei talenti e predisposizione personale e non secondo il modo stabilito da un’organizzazione umana che decide tutto per me?. Iniziai a sentire una spinta che saliva dalla pancia. Non sapevo ancora cos’era. Ora so che era la vera Mary Anne che voleva uscire, la me stessa che avevo sempre rinnegato e che mi stava chiedendo di essere liberata. Era la Vita stessa... Si perché all’interno di quell’organizzazione si crede di vivere, ma in realtà si diventa come robot rinunciando alla Vita. Tutto ciò che fa parte della natura umana per i TdG non va bene, alienandosi dalla Vita e quindi paradossalmente da Dio, vivendo così in un continuo stato di separazione, da se stessi in primis, dal mondo e in congregazione a causa del forte giudizio che divide le persone in spirituali e deboli. Anche mio marito era in forte crisi, prese coraggio trasgredendo il comando di non consultare materiale mondano o apostata, e iniziò a fare ricerche e così vennero fuori documenti inconfutabili di tribunali, gli scandali, la pedofilia, gli intrighi, le contraddizioni, le testimonianze di persone che avevano dato la vita per la WT per finire rigettati come pedine scomode, vedi Raymond Franz, solo perché avevano scoperto pesanti incongruenze che la loro coscienza umana non poteva tollerare. Il disagio si fece sempre più forte e così sia io che mio marito partecipammo ad un corso di sviluppo e crescita personale (tenuto da uno psicologo TdG) nella speranza di poter trovare degli strumenti per gestire questo malessere. Per la prima volta sentii parlare di pensieri e credenze limitanti, di come è possibile cambiare il copione della propria vita e diventarne padroni. Mi colpì il concetto che i nostri pensieri e credenze sono frutto del condizionamento famigliare e sociale e in base a quello noi agiamo e ci comportiamo. E allora pensai, come possono degli anziani o un’organizzazione giudicarmi in base ai loro condizionamenti? Se tutto è un condizionamento come posso credere che solo i TdG abbiano la verità? Un’altra cosa determinante per me fu capire come la paura ci rende schiavi e ci impedisce di vivere veramente. Mio marito dette le dimissioni da anziano la settimana seguente. Iniziò un periodo di riflessione in cui divoravo libri sul funzionamento della mente e la gestione delle emozioni. Per stare meglio del mio disagio iniziai un percorso per guardarmi dentro, scovare i pensieri che mi stavano bloccando, cambiarli con pensieri positivi e funzionali, crescere nell’amore per me stessa e nell’autostima, gestire rabbia e paura e lasciare andare attraverso il perdono le situazioni che mi toglievano energia. Più prendevo coscienza di me stessa più capivo di quanto ero stata manipolata e soggetta ad un lavaggio del cervello continuo. E così decise che il cervello me lo sarei lavata da sola, prendendomi la responsabilità della mia vita e decidendo ciò che volevo diventare e ciò che volevo credere. Dentro di me sapevo che volevo andarmene da quella gabbia, sentivo che non era più il mio posto, che avevo perso completamente me stessa, che quelli non erano i miei valori, costretta in un ruolo che non mi rispecchiava, avevo scoperto gli inganni e la manipolazione. Ancora però non sapevo come fare, come avrei potuto lasciare una comunità intera che per quanto ipocrita ed imperfetta era l’unica che avevo? E dove sarei andata senza più certezze e punti di riferimento? Come avrei potuto subire quella che ancora allora chiamavo disapprovazione divina? Come avrei potuto dirlo a quella parte di famiglia che era TdG? Sentivo la terra aprirsi sotto i miei piedi, tutti le cose in cui avevo creduto, i miei valori, sgretolarsi piano piano. Continuai a frequentare corsi di crescita personale per sostenere me stessa in questo processo. Ai corsi conoscevo cosiddette persone del mondo che erano persone mature, che non giudicavano, amorevoli e chi mi apprezzavano per ciò che ero e non per ciò che facevo. Avevano i loro difetti come tutti, né più ne meno dei TdG e così iniziai a vedere che siamo tutti semplicemente umani, meravigliosamente imperfetti. Diventò una questione di coscienza, non potevo più vivere nell’ipocrisia. Aiutai mio marito a rendersi conto delle incongruenze e dell’importanza di essere integri e di non fare compromesso con se stessi. Con il lavoro che avevo fatto su di me mi trovai, dopo un anno, naturalmente pronta a fare il grande passo, serenamente consapevole della solitudine, disapprovazione e ricostruzione che avrei dovuto affrontare, consapevole che dovevo avere il coraggio di saltare nel vuoto. Decisi di lasciare andare questa esperienza integrando ciò che di buono c’era stato e lasciando andare senza rabbia tutto il resto, per amore verso me stessa. Volevo essere libera e non sentirmi schiava di un passato che non potevo cambiare. A 47 sentivo che non potevo permettermi di perdere più tempo a piangermi addosso per essere caduta nella gabbia di questa religione e che era nel mio potere aprire le braccia alla vita e ricevere tutto il buono che ancora poteva arrivare. Sia io che mio marito Roberto, abbiamo deciso di lasciare l’organizzazione defilandoci come inattivi per non porre in difficoltà i famigliari TdG. Dopo altri due anni entrambi abbiamo posto fine al nostro legame con l’organizzazione dei Testimoni di Geova avvalendoci della cancellazione dei nostri dati come soci decaduti. E serenamente abbiamo posto fine anche al nostro matrimonio. Mi rendo conto di quanto lavoro mentale ed emotivo sia necessario per liberarsi dai condizionamenti subiti, condizionamenti in tutte le aree di vita…lavoro, amore, sessualità, denaro, amicizie, spiritualità... Se non ci liberiamo da questi condizionamenti diventandone prima di tutto consapevoli, si rischia di passare il resto dei nostri anni nel ruolo di vittima, con la sensazione di non avere il controllo su noi stessi e così permettere ancora a quell’organizzazione di decidere sulla qualità dei nostri stati d’animo e della nostra vita. Questa è una menzogna, uno spreco e una mancanza di amore verso noi stessi e verso gli altri. Ora ho imparato ad accettare l’incertezza tipica della condizione umana, ad accettare la dualità bene e male, gioia e dolore come parte della vita. Ho imparato ad affidarmi, ad avere fiducia che tutto accade per un motivo, che tutto è una meravigliosa scuola. Ho imparato a guardare alla vita con gli occhi dell’amore e non della paura. Ho imparato ad assumermi la responsabilità della libertà. Ho deciso quindi di creare l’Associazione Ricominciamo Insieme assieme a Martin Messner per trasformare le ferite subite in punti di Luce e di Forza, mettendo la mia esperienza e gli strumenti appresi durante la mia formazione nell’ambito della crescita personale al servizio di chi desidera ricominciare a vivere e riprendere il volo una volta aperta la porta della gabbia. E’ mio desiderio passare il messaggio di speranza che, a qualsiasi età, è possibile rialzarsi e iniziare finalmente a vivere. La libertà e l’amore sono diritti divini e nessuno ce li può togliere se non siamo noi a permetterlo. Siamo tutti persone meravigliose e possiamo fare la nostra parte per creare un mondo migliore offrendo i nostri talenti personali. Non vedo l’ora di conoscervi. Insieme possiamo fare la differenza!

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